Articles and Essays by Mark Engler

    Le promesse infrante di Obama

    Non credete a tutta questa mancanza di entusiasmo?
    Allora spendete un po’ di tempo con qualche repubblicano e poi parlate con uno dei molti delusi sulla questione Guantanamo.

    In una calda domenica di giugno del 2007, a San Antonio in Texas, il candidato alle presidenziali Barack Obama, arrotolandosi le maniche, si rivolse a un migliaio di persone affermando: “Siamo intenzionati a chiudere Guantanamo e siamo intenzionati a restaurare l’Habeas Corpus”. La folla. a questa affermazione, esultò.
    Il senatore replicò il mese seguente e nella campagna chiarì che “in qualità di presidente chiuderò Guantanamo, respingerò il Military Commission Act e farò aderire gli USA alle Convenzioni di Ginevra”
    A novembre del 2008, dopo essere stato eletto, Obama si presentò in televisione partecipando al programma “60 minutes”
    In quest’occasione dichiarò: “Ho ripetutamente detto che avrei chiuso Guantanamo e sono intenzionato a farlo.”

    Siamo nel 2012.
    La prigione di Guantanamo, al cui interno si trovano centinaia di prigionieri detenuti senza processo e nella quale sono state messe in atto torture e abusi, resta aperta.
    A dicembre il presidente Obama ha rettificato, rendendolo effettivo, il National Defense Authorization Act.
    Tale atto, secondo quando riferito dal N.Y.T., permetterà che “detenzioni a tempo indeterminato e processi militari divengano parte integrante della legge statunitense”.

    Siamo arrivati alla fase in cui i nostri buoni propositi di fine anno restano incompiuti.
    Sembrano solo pochi “facebook updates” fa che dichiaravamo fiduciosi quanto saremmo stati migliori.
    Quelle promesse mancate che sembrano ormai già antiche.

    Naturalmente sappiamo che prima della fine dell’anno pagheremo le conseguenze per quanto non abbiamo fatto.
    Lo scopriremo quando non saremo tornati in forma, quando non avremo smesso di fumare, quando il cambiamento che cercavamo di realizzare sarà restato in fondo alla lista delle cose da fare.

    Nella vita politica anche Obama non ha mantenuto le promesse.
    Il punto è: a fine dovrà renderne conto?

    Non è solo la questione Guantanamo.

    Il candidato Obama si spese contro il devastante impatto del NAFTA (North American Free Trade Agreement).
    Eppure solo lo scorso autunno, come presidente, ha firmato accordi NAFTA con Panama, la Corea del Sud e la Colombia (paese questo che vanta storiche e innumerevoli violenze perpetrate nei confronti dei sindacati).
    Ha dismesso il Employee Free Choice Act, una delle priorità del partito democratico.
    Ed ha lasciato sgomenti i verdi ritardando la conversione in legge di norme che, se rese effettive, avrebbero “messo in difficoltà” chi inquinava.

    Segnalare tutto questo non equivale a dire che Obama sia identico ai suoi avversari repubblicani.
    Sarebbe superficiale affermare che i due schieramenti abbiano sostenuto le multinazionali nello stesso modo o che le loro differenze in ambito sociale non generino conseguenze differenti.
    I repubblicani hanno spinto con aggressività per limitare le libertà civili ed hanno tentato in ogni modo di ostacolare Obama nel perseguimento dei suoi impegni elettorali.
    Se avessero avuto l’opportunità avrebbero abolito l’Agenzia di Protezione Ambientale ed avrebbero riempito la Corte Suprema di reazionari.
    Allo stesso modo però non possiamo accusare chi avesse grandi attese rispetto a questa amministrazione.
    Forse saremmo dovuti essere più cinici, più consapevoli dei limiti che vigono a Washington, più scettici rispetto ai consiglieri di Obama.
    Ma Obama, ricordiamolo, ci ha detto di non farlo.

    Ha fatto appello al nostro idealismo, ha basato la sua campagna elettorale sulla speranza.

    Il giorno 11 gennaio 2012, il decimo anniversario dell’apertura della prigione di Guantanamo, mi sono unito ai manifestanti che si sono radunati, sotto la pioggia, davanti alla Casa Bianca.
    Eravamo molto coinvolti ma non dalla rielezione di Obama.

    Una settimana prima invece mi trovavo insieme ai repubblicani nei caucuses dello Iowa.
    In quella sede ho visto una Destra appassionata.
    Newt Gingrich ha affermato con determinazione: “Queste elezioni sono le più importanti dal 1860?
    Romney ha detto che è questione di “salvare l’anima dell’America”.

    Coloro che difendono Obama credono che il sostegno per il presidente tornerà a crescere una volta individuato l’avversario politico ufficiale.
    Forse andrà così.
    Per adesso però le promesse infrante restano sgradevolmente sospese.

    Non credete a tutta questa mancanza di entusiasmo?
    Allora spendete un po’ di tempo con qualche repubblicano e poi parlate con uno dei molti delusi sulla questione Guantanamo.

    — traduzione di Fabio Sallustro