Articles and Essays by Mark Engler
    NI-April2011

    Economia tabù

    Non sarebbe un mondo più umano, un paese più responsabile se spendessimo molto meno in armamenti?

    Faccio una proposta. Raddoppiamo i fondi che il governo degli Stati Uniti assegna per promuovere le energie rinnovabili. Aumentiamo i fondi per evitare l’esecuzione delle ipoteche e cosí aiutare un milione di nordamericani a non perdere il proprio immobile. Avviamo un programma per le infrastrutture da 10 miliardi di dollari per rimettere in sesto le vie di comunicazione e i ponti. Raddoppiamo il numero di nuovi maestri di matematica e scienza che il presidente Obama vuole formare, per arrivare cosí al totale di 200.000. E riassumiamo gli agenti di polizia licenziati a Camden, nel New Jersey, che era già considerato uno dei posti più pericolosi del paese anche prima che le limitazioni di bilancio obbligassero a licenziare la metà delle forze di polizia nel mese di dicembre.

    Già che ci siamo riduciamo il deficit di 40 miliardi di dollari.

    Questa proposta non è economia vudù. É economia tabù. Tutto questo si può realizzare riducendo le spese militari degli Stati Uniti solo del 10%. Alcuni di questi suggerimenti (formazione di maestri, poliziotti a Camden) sono argomenti senza importanza secondo le norme di bilancio del Pentagono, insieme al fatto che costano molto meno di un solo aereo da combattimento Lockheed Martin F-35.

    L’anno scorso, la pagina web del New York Times pubblicò un articolo interattivo con il quale i lettori potevano cercare di mettere in pari il bilancio, potendo selezionare una serie di misure di risparmio. La prova testimoniò che le spese esorbitanti del servizio di assistenza medica devono essere messe sotto controllo affinché il governo USA possa essere solvibile a lungo termine. Comunque, malgrado le problematiche del nostro sistema sanitario, coprire il deficit previsto per il 2015 é facile, sempre che si facciano due cose: terminare l’esenzioni fiscali dell’era Bush (comprese le riduzioni delle imposte di successione per i ricchi) e si opti per una selezione di modeste riduzioni alle spese militari.

    Si puó imparare molto dalle idee che hanno i nordamericani del bilancio, che non sono corrette in alcune aree importanti. Quando rispondono a un sondaggio, gli elettori nordamericani generalmente sopravvalutano la spesa destinata agli aiuti all’estero. La maggioranza crede che rappresenti un quarto del bilancio federale. Dimostrando una forte determinazione nel risparmio (anche se isolazionista), il partecipante medio in un sondaggio propone che si riduca solo il 10% della spesa pubblica.

    Invece, i nordamericani sottovalutano enormemente la spesa del Pentagono. Solo il 25% dei partecipanti in un recente sondaggio di Rasmussen ritiene che il paese debba spendere almeno il triplo rispetto a qualsiasi altra nazione per il comparto della difesa (il 40 per cento pensa che si dovrebbe spendere meno e il 35 per cento è incerto). Tuttavia, la spesa militare annuale degli USA – circa 700 miliardi di dollari – è pari a più di sei volte quella sostenuta dalla Cina tanto amante delle armi, il rivale a noi più vicino.

    I fabbricanti di armamenti negli USA sono geniali nell’evitare i tagli. Distribuiscono la produzione dei costosi armamenti nei vari distretti del Congresso in modo che i parlamentari prendano iniziative per le assegnazioni delle spese militari, considerandole posti di lavoro per i propri elettori. E così, anche se la destra non si risparmia il vetriolo nell’attaccare Obama per la sua propensione alla spesa – argomentando che “se Washington vuole aiutare l’economia, la miglior cosa da fare sarebbe togliersi di mezzo” – le proprie convinzioni sul “libero mercato” scompaiono quando si tratta di fermare il flusso delle elargizioni del del Pentagono.

    Quest’anno numerosi parlamentari del Tea Party, appena eletti, si sono staccati dai conservatori tradizionali e hanno preteso che “venga messo sul tavolo” il tema dei tagli alla difesa. Tuttavia, nonostante le chiacchiere su un nuovo corso, sia nelle proposte di bilancio dei democratici che dei repubblicani vengono contemplati aumenti per le spese militari. La richiesta di bilancio del Pentagono per il 2012 é più alta dalla Seconda Guerra Mondiale. Anche aggiustandola con l’inflazione, supera tutto quello che Ronald Reagan o George W. Bush abbiano mai avuto la spregiudicatezza di richiedere.

    Non saremmo un paese più umano e responsabile se spendessimo meno in armamenti? Anche in quest’epoca di austeritá, rispondere affermativamente, a Washington, continua a essere veramente un tabù.

    — Mark Engler, analista di Foreign Policy on Focus é l’autore di How to Rule the World: The Coming Battle Over the Global Economy, Nation Books. Tradotto dall’inglese da Progreso Semanal